Il tessuto industriale pontedecimese era sorto nella seconda metà dell'Ottocento. La produzione delle farine per conto dei committenti più o meno lontani che ne aveva ispirato lo sviluppo era andata gradatamente ma inesorabilmente scemando - poiché gli ultimi ritrovati tecnici ne permettevano l'effettuazione anche nei posti totalmente mancanti di corsi d'acqua - e molti impianti giacevano inoperosi; soprattutto quelli i cui proprietari non avevano ritenuto opportuno l'utilizzo delle farine per farne dei prodotti di consumo popolare come pane e pasta
Le nuove aziende, soprattutto del ramo tessile, si inserivano negli edifici di quelle cessate attività utilizzando sia le preesistenti attrezzature compatibili con le nuove produzioni - specie gli impianti idrici per la movimentazione delle macchine che attingevano l'acqua necessaria dalle canalizzazioni derivanti dai torrenti Riccó e Verde - sia i cortili d'accesso e i locali interni dopo gli opportuni adattamenti per renderli idonei alle nuove lavorazioni. In alcuni casi, com’è accaduto per la famiglia dei mugnai Barabino, sono stati gli stessi proprietari dell'immobile ad attuare quel mutamento produttivo.
L'imprenditore Santo Dasso già titolare di un impianto tessile nella frazione Gazzolo del Comune di Campomorone, nel 1890 aveva proceduto all'acquisto di un ex molino che si trovava accanto a quello dei Barabino e che utilizzava la forza motrice idrica fornita dalla stessa roggia.
Risaliva ai primi anni Sessanta dell' Ottocento la nascita di tre aziende metalmeccaniche destinate a prolungare nel tempo l'attività dopo la loro elevazione a livello di industrie:
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Le Officine Rolla (poi Ferriere Montanella) sostitutive del molino dell'imprenditore Felice Del Canto
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Le fonderie Grondona e lo Stabilimento Meccanico di Simone Candelo (poi Fonderie Pittaluga ed infine Tubettificio Ligure)
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Nel 1894 Francesco Perino dava vita ad una propria industria per la costruzione di serrature e oggettistica meccanica per i più svariati usi, azienda poi evolutasi nei processi produttivi fino a diventare autosufficiente in tutte le fasi di lavorazione - con una propria fonderia, officine meccaniche e laboratori per il montaggio ed il collaudo delle sofisticate apparecchiature di sicurezza - che ebbe un consistente impatto di penetrazione nell'ambito dei mercati nazionali ed esteri.
punto elenco Lungo la riva destra del Riccó era sorta la Ferriera "M. Sanguineti e C." poi S.A. Ferriera di Pontedecimo
punto elenco F.I.L. Fabbrica Italiana Lamiere mentre dall'altra parte del corso d'acqua, a monte della linea ferroviaria, avevano assunto dimensioni industriali le citate Ferriere Montanella.
Nel corso dei primi anni Venti del Novecento Eliseo Borioli impiantava una sua azienda per la produzione di articoli di maglieria che andava ad affiancarsi a quelle preesistenti della "Santo Dasso e Figli" e "Michele Rolik e C." - quest'ultima sul territorio di pertinenza del Comune di San Quirico ma con forte incidenza sull'economia pontedecimese - che da tempo si stagliavano come le maggiori dell'intero Genovesato.
Nell'arco di tempo compreso tra il 1960 e la metà degli anni Ottanta, tale processo negativo metteva a segno i suoi colpi mortali, determinando la chiusura di tutte le aziende maggiori con una parallela moria di quelle ad impostazione artigianale. Chiudevano definitivamente i battenti stabilimenti come le Fonderie Grondona, fino a pochi anni prima fornitrici di apparecchiature tra le più richieste a livello mondiale, allora con un organico occupazionale di 254 dipendenti, ed il Tubettificio Ligure che nella statistica del 1976 aveva fatto registrare un totale di ben 214 unità lavorative. In quel tempo avevano cessato di esistere o erano boccheggianti, in attesa di gettare la spugna, tutti i Maglierifici, la Perino Serrature, le Ferriere Sanguineti e Montanella ed un nugolo di ditte minori.
Alcune strutture in parte riutilizzate per impianti di vario genere e in parte rimaste come monumenti funebri al protagonismo produttivo pontedecimese, nonché l'intitolazione di via Fonderie Grondona ad una strada sulla riva destra del Polcevera, che costituisce una sorta di lapide cimiteriale.....
Testi e foto ad opera di M. Lamponi |